Libri e parole

Conversare sul vino: la mia tesi di laurea

Dopo questo lungo periodo di causa – dovuto a laurea, feste, lavoro e molto altro – mi sono finalmente decisa a tornare attiva col blog. Dopo la tesi di laurea, avevo proprio bisogno di staccare la spina, non fare assolutamente niente per un po’, finchè non mi sarebbe tornata la voglia di fare, pensare, scrivere, girare. In realtà, non sono mai stata ferma, ma era proprio una questione mentale.

Per questo motivo ho deciso di interrompere tutto fino a che non fosse stata la mia testa a decidere che sì, era il momento giusto per tornare. Questa università mi ha tolto vita e fiato per tre anni: in modo positivo, in realtà, ma è stata comunque il centro delle mie energie.

Per questo ricomincio a scrivere proprio da qui. Dalla mia tesi. Che magari non è la cosa più interessante di questo mondo, che sicuramente non è ciò che vorreste leggere in un blog su visite in cantina ma che comunque, col vino, qualcosa a che fare ce l’ha.

Conversare sul vino: tesi di laurea sul linguaggio della degustazione organolettica

Per chi se lo chiedesse o non l’avesse capito, mi sono laureata in Lettere Moderne alla Statale di Milano. La mia tesi di laurea è in linguistica generale, ovvero la disciplina che studia il linguaggio umano e le sue manifestazioni. Non solo l’italiano, ma tutte le lingue, incluse le manifestazioni non verbali (orali).

In realtà su questa tesi hanno influito molto il corso AIS e gli esami di filosofia del linguaggio e teorie della mente che ho dato in università. Il mio relatore, nonostante non fosse un argomento strettamente accademico, ha accettato con entusiasmo la mia proposta e mi ha supportata durante tutto il lavoro con interesse e curiosità.

Il lavoro che ho deciso di intraprendere era un’analisi abbastanza organica sul tema del linguaggio del vino, cercando di restare fedele sia alla tecnica di degustazione del sommelier che all’analisi linguistica vera e propria. Una vera sfida!

Punto centrale di tutta la mia ricerca era il trasmette la necessità di interiorizzazione dei termini, che al di là delle definizioni devono essere compresi con la pratica – e dunque l’esercizio di degustazione. Oltre a ciò, ho analizzato diversi fenomeni semantici, mostrando come la soggettività della percezione sia in realtà un ostacolo difficilmente sormontabile quando si cerca di descrivere oggettivamente un vino. Vino che considero, ed ho sempre considerato, come essere vivente che comunica con noi, a sua volta, le sue caratteristiche – in modo diverso, certo, non a parole ma con i suoi effetti sui nostri organi percettivi.

Non vi annoierò spiegando per filo e per segno tutto il lavoro svolto, ma vi dico solo che ha richiesto un anno di studio, analisi, ricerca e scrittura. E’ il mio piccolo tesoro, vorrei metterci ancora mano ma in realtà va bene così. Se qualcuno fosse interessato a leggerla, mi faccia sapere. Buon 2019 in ritardo e grazie di essere ancora qui ad ascoltare i miei deliri. A presto!

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